I rapporti con le persone

Ripeto innanzi tutto che con le mie conoscenze posso darvi giusto un’infarinata di questa vastissima scuola di pensiero e sarei felice se presi dalle mie righe decideste di informarvi maggiormente da persone che veramente dedicano la vita a tutto ciò. Lo scopo è sempre quello, una maggiore tranquillità, serenità o felicità, in base a come vi fa più piacere chiamarla. Analizziamo qui come cercare di convivere meglio con i nostri simili ed eliminare o quasi gli stati di rabbia provocati da questi rapporti. E’ un pò strano a dirsi ma quello che ci frena spesso sono le aspettative che abbiamo dalle altre persone, tendenzialmente ognuno di noi non è abituato a vedere la persona che ha davanti ma ha varie chiamiamole “scatole” in testa dove “mette” gli altri in base al loro rapporto che hanno con noi. Ad esempio avremo la scatola genitore, la scatola figlio, la scatola amico, quella datore di lavoro oppure operaio, la scatola professore o la scatola allievo, così, tanto per fare degli esempi. Noi abbiamo purtroppo ben chiaro in testa come si deve comportare chi è dentro ad una determinata scatola e quando esce da essa, cioè si comporta diversamente noi non lo accettiamo e li nascono vari problemi. Non voglio certo far passare un messaggio contrario all’educazione di figli o allievi, ma soprattutto tra persone adulte capire e accettare come una persona è, vuol dire rispettarla ed evitare di creare problemi nella nostra testa che ci portano alla rabbia. Ad esempio una mamma può avere in testa, per le sue esperienze vissute, che il figlio dovrà essere bravo a scuola o dovrà avere determinati hobby. Quando poi il figlio si dimostra magari poco intelligente o poco diligente oppure preferisce il calcio al pianoforte, la mamma si arrabbia perchè esce dall’idea (scatola) di figlio che lei ha, senza magari pensare che potrebbe diventare un onesto lavoratore oppure mettere tanta passione nel calcio da riuscire anche a mantenercisi oltre alla soddisfazione che potrebbe portargli. Oppure se un amico si comporta in modo a noi poco consono, magari lo riprendiamo o cerchiamo di cambiarlo senza magari aver capito chi abbiamo veramente davanti, talmente offuscati dal nostro prototipo di amico. Sono temi molto ad ampio raggio che ripeto non devono influenzare l’educazione di qualcuno, ma sono solo finalizzati a capire che ognuno di noi è un esistenza bella comunque per come è. Il primo passo da fare è non catalogare qualcuno appena lo conosciamo, anche se la nostra testa tende a farlo il automatico. Il secondo passo è cercare di usare comprensione, empatia o cos’altro volete, per non stupirvi o arrabbiarvi quando qualcuno fa qualcosa che voi non comprendete. Tutto questo non è poco e non è facile, ci vogliono anni e un gran lavoro su se stessi e sul proprio controllo dei pensieri per riuscirci. Non riguarda solo le reazioni che abbiamo a parole o gesti, vi posso garantire che se all’inizio ci imponiamo con un grande sforzo di non esternare nulla delle nostre rabbie e delusioni, a lungo andare anche il nostro cervello cambia e non crea più nemmeno pensieri di questo tipo e ci sarà automatico il contrario.